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mercoledì 17 maggio 2017

ITALIA PROSSIMA ALLA BANCAROTTA: PIL AFFONDA, DEBITO PUBBLICO ESPLODE AL +137,6%

Il Pil italiano ristagna allo 0,2% nel primo timetre 2017 con una proiezione annua da incubo, allo 0,6%. L’eurozona nel medesimo trimestre ha segnato +0,5%. Nella classifica degli Stati membri dell’euro, peggio dell’Italia fa solo la Grecia con un -0,1%.

Nel IV trimestre del 2016 il Pil italiano era cresciuto dello 0,2% rispetto al trimestre precedente e dell’1% su base annua. La variazione acquisita per il 2017 e’ pari solo allo 0,6%, ripetiamo.




La variazione congiunturale del primo trimestre dell’anno, ha spiegato oggi l’Istat mostrando questi dati, e’ la sintesi di una diminuzione degli utili nel comparto dell’industria e di un aumento sia in quello dell’agricoltura, sia in quello dei servizi. che però non bilanciano affatto la caduta.

Dal lato della domanda, vi e’ un contributo positivo della componente nazionale e un apporto negativo della componente estera netta, come a dire che le esportaziooni precipitano. Confcommercio parla di crescita debole che “conferma quanto gia’ emerso dagli altri indicatori congiunturali e perfettamente coerente con la modesta dinamica che contraddistingue l’economia italiana del dopo crisi”.

Anche secondo Confesercenti il dato di oggi “dimostra che la strada per consolidare la ripresa e’ ancora lunga e tortuosa”. Andrea Goldstein, Managing Director di Nomisma, sottolinea che l’economia italiana “e’ ancora in difficolta’ e la luce della ripresa su basi solide e ampie e’ sempre distante”. Infine secondo Gian Primo Quagliano, presidente del Centro Studi Promotor, i numeri “non sono positivi” e “procedendo con i tassi di crescita attuali il ritorno del Pil italiano ai livelli ante-crisi non avverra’ invece prima del 2025”.

Ma il dato molto più allarmante di tutti quelli fin qua scritti è un altro e non è stato – pensiamo volutamente – rilanciato dai media italiani, per non mettere in estrema difficoltà il governo Pd con l’opinione pubblica, che potrebbe davvero essere preda del panico: il rapporto debito/pil dell’Italia alla luce dei dati di oggi schizza a un mostruoso 137,6%. Un dato da bancarotta.

E non basta: il vero allarme arriva dal fatto che il debito pubblico da aprile 2016 ad aprile 2017 è aumentato di 44,4 miliardi di euro arrivando a 2.260,4 miliardi di euro. In pratica, durante l’ultimo governo Renzi crollato dopo la pesantissima sconfitta referendaria del dicembre 2016 e a seguire nei primi quattro mesi del governo Gentiloni, il debito pubblico è cresciuto del 2,7% ed è una vera follia.

Follia alla quale va aggiunta la notizia che simmetricamente è anche aumentato il gettito fiscale! Come a dire che il governo Pd nonostante sprema gli italiani come limoni con tasse su tasse non solo non riesce a far abbassare il debito pubblico, ma al contrario lo fa aumentare con percentuali pazzesche.

A tutto ciò, va ancora aggiunto quanto segue:

1) Il governo Pd spende 4,6 milirdi di euro l’anno per mantenere in Italia orde immani di africani che non hanno alcun diritto d’asilo e infatti la Ue non li accetta per il “ricollocamento” in Europa e tutti gli stati Ue hanno sbarrato le frontiere ai “migranti” presenti sul suolo italiano. 4,6 miliardi di euro l’anno compongono più del 10% dell’aumento del debito pubblico prima descritto (44,4 miliardi di euro negli ultimi 12 mesi)

2) La Ue non intende riconoscere la spesa-africani come spesa eccezionale e quindi fuori dal patto di stabilità

3) La Ue non intendere elargire fondi per la ricostruzione delle zone terremotate italiane, e non solo: non riconosce tale spesa come straordinaria. Si tratta di non meno di 12 miliardi di euro.

4) La Ue impone all’Italia il rispetto del malefico “pareggio di bilancio” per il quale il disavanzo debito/pil deve calare all’1,8% quando invece con questa crescita ridicola allo 0,6% resa nota oggi non c’è dubbio schizzerà di nuovo vicino al 3%.

Questi numeri non ammettono “interpretazioni” e conducono a una sola conclusione: l’Italia e la Ue sono in rotta di collisione. Se il governo Pd la vuole impedire, deve preparare una “rapina” vera e propria ai danni degli italiani con una catastrofica patrimoniale per contanti sui conti correnti e depositi d’ogni genere dell’importo di non meno di 60 miliardi di euro. E dovrà farla entro l’autunno di quest’anno.

Se non sarà patriomoniale, sarà bancarotta, preceduta dalla “procedura d’infrazione” che causerà difficoltà sempre maggiori per raccogliere capitali tramite Btp e ogni altro genere di titolo di stato italiano, innalzamento dello spread, e colpo di grazia finale dato dalla Bce che nei primi mesi del 2018 terminerà la droga del Quantitative Easing, ovvero l’acquisto a mani basse – come sta facendo ora – per 60 miliardi di euro al mese di titoli di stato dell’eurozona sul mercato secondario, quello che determina gli spread.

Siamo davvero a un passo dalla catastrofe.

Fonte: Il Nord

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