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venerdì 31 ottobre 2014

Con Renzi, asservito all'Europa,l'Italia in un vicolo cieco

di Guglielmo Forges Davanzati 

Il rapporto debito pubblico/Pil in Italia, secondo le ultime rilevazioni EUROSTAT, ha raggiunto il 133%, proseguendo una dinamica di costante crescita, a fronte del fatto che la spesa pubblica, in Italia, è in linea con la media dei Paesi dell’eurozona (v. fig.1) e si è costantemente ridotta negli ultimi anni. L’impegno dei governi che si sono succeduti negli ultimi anni è stato essenzialmente finalizzato a provare a ridurre il rapporto debito/Pil agendo contestualmente sul debito e sul Pil, ovvero – nel primo caso – riducendo la spesa pubblica (e aumentando la tassazione) e, per il secondo aspetto, attuando alcune “riforme” prevalentemente calibrate sul mercato del lavoro. La logica sottostante può essere ricondotta a questa ipotizzata sequenza di eventi. La riforma del lavoro genera maggiore occupazione; maggiore occupazione genera maggiore produzione, rendendo più facilmente sostenibile la dinamica del debito pubblico. Contestualmente, i tagli di spesa la “riqualificano” accrescendo l’efficienza del settore pubblico.
Figura 1: spesa pubblica in Italia e in Europa (fonte Eurostat)


E’ opportuno ricordare che il criterio convenzionalmente accettato per stabilire la sostenibilità del debito pubblico fa riferimento alla differenza fra tasso di interesse sui titoli e tasso di crescita: tanto maggiore è questa differenza, tanto più lo Stato si trova in una potenziale posizione di insolvenza[1]

Massacro sociale europeo: i nazisti erano meno subdoli

Quattro milioni e 68.250 persone, in Italia, costrette a chiedere aiuto per mangiare nel 2013, con un aumento del 10% cento sull’anno precedente. Lo ha calcolato la Coldiretti, sulla base della relazione che riguarda il “Piano di distribuzione degli alimenti agli indigenti” realizzato dall’Agea, l’agenzia per le erogazioni in agricoltura, in riferimento ai dati Istat sulle famiglie senza redditi da lavoro. Numero approssimato per difetto: tiene conto soltanto di chi ha chiesto aiuto attraverso canali più o meno ufficiali, trascurando chi si è rivolto a famiglie, genitori e amici. «Se mettessimo in fila quelle persone, dando a ciascuna soltanto mezzo metro di spazio, si formerebbe una fila che parte da Reggio Calabria e finisce a Bruxelles», scrive “Come Don Chisciotte”. Bruxelles, cioè la città «in cui ha sede il meccanismo di dominazione tirannica basato sullo smantellamento delle istituzioni democratiche e sull’impoverimento generalizzato che si definisce Unione Europea».



giovedì 30 ottobre 2014

Il Popolo della Leopolda

di Luciano Gallino, da Repubblica, 29 ottobre 2014

Non si sa chi sia, il regista delle due manifestazioni contemporanee della scorsa settimana, piazza San Giovanni e Leopolda. Di certo è un grande talento. Il contrasto tra lo scenario dei due eventi non poteva venire realizzato in modo più efficace. Da un lato un gran sole, il cielo azzurro, uno spazio amplissimo, una folla sterminata, brevi discorsi su temi concreti. Dall’altra un garage semibuio dove non si riusciva a vedere al di là di una decina di metri, un centinaio di tavoli dove si parlava di tutto, un lungo discorso del presidente del Consiglio in cui spiccavano acute considerazioni sull’iPhone e la fotografia digitale, e non più di sei-settemila persone — giusto 140 volte meno che a San Giovanni.

Il duplice scenario e la composizione dei partecipanti sono stati quanto mai efficaci per chiarire che a Roma sfilava un variegato popolo rappresentante fisicamente e culturalmente la sinistra, sebbene del tutto privo di un partito che interpreti e difenda le sue ragioni. Mentre a Firenze sedeva a rendere omaggio al principe un gruppo della borghesia medio-alta orientato palesemente a destra — a cominciare dal Principe stesso. Vi sono due condizioni che fanno, oggi come ieri, la differenza tra destra e sinistra.

Una è la scelta della parte sociale da cui stare: in politica, nell’economia, nella cultura.
Il che significa o sostenere che le disuguaglianze non hanno alcun peso nei rapporti sociali, o magari negare che esistano; oppure darvi il peso che moralmente e politicamente meritano, e adoperarsi per ridurle. L’altra condizione è la capacità di capire in che direzione si sta evolvendo la situazione economica e sociale del momento. Perché se non lo capisce uno sta uscendo, senza rendersene conto, dal corso della storia.

Ecco il livello di dialogo del Governo Renzi

di Alessandro Robecchi.

Ecco, ci siamo. Era fatale che lo scontro da teorico diventasse molto pratico. Dico subito che non mi piace. In generale non mi piace veder menare nessuno, e meno di tutti i più deboli. Nel caso, lavoratori con una lettera di licenziamento in tasca, persone che sono davvero davanti al dramma, gente che probabilmente vede benissimo - meglio di me - la differenza tra il fighettismo glamour della Leopolda e le proprie vite. Una differenza dickensiana, quasi.
A questi uomini (uomini perché lavorano l'acciaio, ma anche alle donne, ovvio) si è detto di tutto in questi sei mesi di governo. Che sono vecchi, che il loro posto fisso (l'unica cosa che hanno, e la stanno perdendo) non è più un valore, anzi che sembra un peso per il Paese. 


mercoledì 29 ottobre 2014

I Lavoratori guardino con fiducia al Movimento 5 Stelle

Integrazione di Vincenzo Cirigliano ad un articolo Scritto da M5S Camera News

E' ancora nei nostri occhi l'enorme numero di lavoratori accorsi a Roma per sostenere la Manifestazione organizzata dalla CGIL per sottolineare l'inadeguatezza delle proposte avanzate dal Governo in tema Lavoro, che sembrano essere molto vicine alle Aziende ed enormemente distanti dalle difficoltà che sta oggi attraversando il mondo del Lavoro. Serpentoni di lavoratori che hanno colorato le strade di Roma, lavoratori che oggi non si riconoscono più in una sinistra ormai vaporizzatasi dinanzi ad un partito unico che dà risposte solo alla grande Finanza, lavoratori che sembrano non accorgersi di un movimento di cittadini che risponde al nome di Movimento 5 Stelle che, seppur timidamente sostenuto dal mondo del Lavoro che si è sempre riconosciuto nella Sinistra storica, ha adottato nel proprio Programma Parlamentare gli obiettivi e le aspettative dei Lavoratori, per ricostruire quell'orgoglio e quella dignità che qualcuno vorrebbe oggi rottamare.



Tutti precari? Sembra un affare, invece uccide le imprese


Jobs Act per rilanciare economia e occupazione? Errore: «La definitiva abolizione dell’articolo 18 è destinata a intensificare la recessione», secondo Guglielmo Forges Davanzati. «L’ulteriore indebolimento del potere contrattuale dei lavoratori, riducendo i salari, accentua il circolo vizioso: dalla compressione della domanda interna alla caduta dell’occupazione e del tasso di crescita della produttività del lavoro». Lo dimostra l’evidenza empirica, che «smentisce la convinzione secondo la quale la moderazione salariale favorisce l’aumento delle esportazioni e, per questa via, l’aumento dell’occupazione». Avvertiva Achille Loria nel lontanissimo 1899: «Quanto più la depressione procede e con essa si accentua il disagio dei capitalisti, tanto più veemente si fa la reazione di questi contro gli operai, la resistenza alle loro pretese, la riduzione violenta dei salari». Come volevasi dimostrare: «Non è l’articolo18 dello Statuto dei Lavoratori a frenare la crescita economica in Italia e a tenere alto il tasso di disoccupazione».

martedì 28 ottobre 2014

Oggi è la Grecia, domani è l'Italia

DI PHILIPPE MENUT E ALEXANFRUNS
publico.es

Philippe Menut, ex-reporter di France 2 e France 3 diventato giornalista indipendente, ha realizzato un documentario. Si tratta di un grande affresco, allo stesso tempo umano ed economico, sulle cause e le conseguenze della crisi greca: il film da la parola a lavoratori dipendenti, militanti, economisti, medici, ministri, disoccupati, filosofi, e offre un punto di vista interno della crisi, testimoniando della resistenza e della solidarietà del popolo greco. La Grecia è un laboratorio. Il documentario apre il dibattito e lancia l’allarme sul futuro dell’eurozona in crisi, lasciata in mano al capitalismo finanziario.




Piketty: Italia e Francia dovrebbero avere più coraggio nell'opporsi alla Merkel

« Errare è umano, perseverare è diabolico. Cambiamo strada, ora ». Thomas Piketty è in testa alla classifica degli economisti che proprio non amano l’austerità. «Non per partito preso o per bieca ideologia», premette. «Semplicemente perché ho studiato la storia del debito pubblico dall’Ottocento ad oggi». A 43 anni appena compiuti è ormai entrato nella ristretta cerchia degli oracoli, o guru che dir si voglia. Tutta colpa, o merito, de “Il capitale del XXI secolo”, appena pubblicato in Italia da Bompiani, il libro con cui analizza l’esplosione delle disuguaglianze e un capitalismo basato sulla rendita finanziaria più che sul lavoro. Un bestseller mondiale a sorpresa, incensato da Paul Krugman, che addirittura mette Piketty sulla rampa di lancio per la candidatura al Nobel. Piketty crede che il vulnus dell’Eurozona sia soprattutto politico: «I paesi dell’euro devono avere un Parlamento che possa decidere in autonomia rispetto alle istituzioni dei 28 paesi dell’Ue. Abbiamo creato un mostro: non possiamo più avere una moneta unica senza una politica di bilancio comune».

lunedì 27 ottobre 2014

Scure sul lavoro? Ce lo chiede l’Europa, anzi l’Eurozona

«L’Europa rappresenta poco più del 7% della popolazione mondiale, genera il 25% del Pil globale ma finanzia il 50% delle spese sociali». L’ha detto e ribadito in ogni occasione Angela Merkel, a partire da un’intervista concessa al “Financial Times” nel 2013. Quello che la cancelliera evita di ammettere, però, è che l’Eurozona è l’unico posto al mondo in cui i paesi non sono sovrani della propria moneta: impossibile qualsiasi manovra finanziaria statale, impossibile investire nellavoro e nel welfare. Impossibile, se il debito pubblico dello Stato – il normale, fisiologico debito pubblico (deficit positivo) attraverso cui lo Stato finanzia famiglie e imprese – diventa debito “privato”, come se lo Stato fosse, appunto, retrocesso al rango di azienda privata, di semplice nucleo familiare (soggetti che il denaro possono solo guadagnarlo e risparmiarlo, ma non crearlo dal nulla). Così, grazie a questa provvidenziale omissione, ecco che gli oligarchi snocciolano la loro “versione” della cosiddetta crisi, come se l’Europa fosse nelle stesse condizioni dei paesi sovrani.

domenica 26 ottobre 2014

Finalmente, dopo anni, si Manifesta, ma la CGIL deve andare oltre


Da almeno trent’anni, il copione è sempre o stesso: per revocare diritti e conquiste sociali è necessaria la piena complicità di quella sinistra che nel dopoguerra aveva lottato per il welfare, cioè per l’estensione orizzontale del benessere. Il grande capitale finanziario e oligarchico utilizza partiti e sindacati di cui la gente è abitutata a fidarsi – chi meglio di loro? Dunque non devono più combattere contro le riforme strutturali, destinate a demolire la struttura dell’economia sociale. 



E in più devono collaborare pienamente all’erosione della società dei diritti, che oggi culmina con l’attacco storico alla Costituzione democratica. Attraverso il famigerato memorandum di Lewis Powell, la destra economica statunitense aveva dettato la linea già all’inizio degli anni ‘70: radere al suolo in tutto l’Occidente la sinistra radicale e addomesticare la sinistra riformista, letteralmente “comprando” i suoi leader per ottenere la smobilitazione di partiti e sindacati. Detto fatto. E quindi che senso ha, oggi, protestare contro Renzi dopo essersi piegati per decenni ai peggiori diktat?

sabato 25 ottobre 2014

La lettera dell'umiliazione che ci dice che l'Italia e gli Italiani non contano più

da memmt.info.

Tecnocrazia.

Qui il link alla lettera spedita dal commissario europeo Jyrki Katainen al governo italiano nel quale si chiede "l'aggiustamento" della Legge di Stabilità per tornare nel "sentiero" del budget di medio termine.

Si chiede, in altre parole, ancor più di tagli della spesa pubblica e nuove tasse.



Riteniamo le fondamenta di questa lettera, inviate da un signore non sottoposto a nessun giudizio elettorale, tipiche di una dittatura tecnocratica nella quale un Parlamento democratico e sovrano deve sottostare ad astratte indicazioni di budget da parte di un ente sovranazionale e non soggetto a controllo democratico.

Il governo italiano, se fosse dotato di autonomia e forza, dovrebbe fare carta straccia di questa lettera e occuparsi dei milioni di disoccupati e del disastro delle imprese italiane.

VideoBox Pedicini 22 10 2014



Dittatura Ue, cosa aspettiamo a denunciarla e a combatterla?



«Quel che sta accadendo è una rivoluzione silenziosa», annunciò José Manuel Barroso a Firenze nel 2010: «Un più forte governo dell’economia realizzato a piccoli passi». Gli Stati membri «hanno accettato di attribuire importanti poteri alle istituzioni europee riguardo alla sorveglianza, e un controllo molto più stretto delle finanze pubbliche». Barroso non parlava a caso, avverte Luciano Gallino: sin dal 2010, la Ue e il Consiglio Europeo avevano avviato un piano di trasferimento di poteri dagli Stati membri alle principali istituzioni comunitarie, che per la sua ampiezza «rappresenta una espropriazione inaudita, non prevista nemmeno dai trattati Ue, della sovranità degli Stati stessi». Non è solo questione di economia: si prevedeva l’intervento d’autorità, parte di funzionari di Bruxelles, per sanzionare chi uscisse rai ranghi, cioè dagli “indicatori” «elaborati secondo criteri sottratti a ogni discussione». Piano perfettamente eseguito: «Il ministero delle Finanze degli Stati membri potrebbe essere eliminato: del bilancio se ne occupa la Commissione Europea».

Il culmine del sequestro della sovranità economica e politica dei nostri paesi da parte della Ue, scrive Gallino su “Repubblica”, è stato toccato nel 2012 con l’imposizione del Fiscal Compact, che prevede l’inserimento nella legislazione del pareggio di bilancio, “preferibilmente in via costituzionale”. «I nostri parlamentari, non si sa se più incompetenti o più allineati sulle posizioni di Bruxelles, hanno scelto la strada del maggior danno – la modifica dell’articolo 81 della Costituzione». Sequestri di sovranità e potere: «Non sono motivati, come sostengono le istituzioni europee, dalla necessità di combattere la crisi finanziaria».

Dove va la Cgil?

di Giorgio Cremaschi

La Cgil porta in piazza la sua forza assieme a tutte le sue contraddizioni. In questi decenni il principale sindacato italiano da un lato è stato l'attore sociale della sinistra, perfettamente collaterale al Pd, dall'altro ha ripetutamente tentato un patto dei produttori con l'impresa, per agire di concerto con essa rispetto al potere politico. Entrambi questi capisaldi della strategia della Cgil ora franano clamorosamente e il suo gruppo dirigente non sa letteralmente che fare, il che non è un buon messaggio da trasmettere ad una piazza. Certo ci saranno altre mobilitazioni e magari anche uno sciopero generale. Ma senza mai riuscire a chiarire dove si sta andando. Perché la rivoluzione reazionaria di Renzi si combatte non solo rompendo con le sue manifestazioni estreme, ma anche con le ragioni e con il percorso che ad essa ci hanno portato. 

Il governo Renzi, ma lo potremmo chiamare il governo Renzi Marchionne almeno per quel che riguarda il lavoro, rappresenta l'ultimo e più intelligente tentativo delle classi dirigenti italiane ed europee di imporre da noi le politiche liberiste che hanno distrutto la Grecia. Intelligente perché si è capito che la pura brutalità dei diktat della Troika alla lunga non paga. Per questo le politiche liberiste oggi devono essere accompagnate o addirittura precedute da cambiamenti politici e culturali che rendano accettabile o persino condivisibile l'accentuazione delle già così esplosive diseguaglianze sociali. Per fare questo non basta la destra tradizionale, bisogna occupare il campo della sinistra e portare la parte più grande di essa a sostenere politiche più a destra della destra tradizionale. Questo è il renzismo, l'ultima versione di quel trasformismo politico che nella storia del nostro paese é sempre partito dalla mutazione genetica della sinistra.

venerdì 24 ottobre 2014

Aumento Iva, Irap, benzina, bollo auto, regime minimi e Tfr. Ecco tutte le fregature nascoste nella Legge di Stabilità

La legge di stabilità non è soltanto taglio della base imponibile Irap per le aziende o 80 euro per le neo mamme, la nuova finanziaria italiana nasconde nelle sue pieghe anche molte fregature. Ormai è prassi assodata per il legislatore presentare la legge di stabilità con annunci spot che ne evidenziano tagli di tasse e maggiori incentivi, nascondendo tra commi particolarmente lunghi e complessi dei veri e propri trabocchetti per i cittadini.
Nonostante slide e belle parole la morale della favola resta sempre la stessa: se la coperta è corta, (e per l’Italia ormai questo è assodato) coprendo più da una parte si lascia inevitabilmente scoperta l’altra. Ma vediamo quali fregature si nascondono nella legge di stabilità per il cittadino.
Clausola di salvaguardia, aumento Iva
La legge di stabilità contiene una clausola di salvaguardia, ovvero un salvagente voluto da Bruxelles per blindare gli impegni di bilancio presi dall’Italia. Se i conti italiani non raggiungeranno gli obiettivi prefissati con Bruxelles, scatterà la clausola di salvaguardia che prevede l’aumento automatico dell’Iva. La manovra del governo Renzi porta in dote a Bruxelles, in caso di necessità, un aumento dell’aliquota Iva agevolata del 10% di 2 punti percentuali nel 2016 e poi di un altro punto nel 2017, arrivando così al 13%. Mentre l’attuale aliquota ordinaria del 22% salirebbe al 24% nel 2016, al 25% nel 2017 e al 25,5% nel 2018.

Il Governo prepara il colpo di spugna per i Reati Ambientali


di Antonia Battaglia

Il Ministro all’Ambiente Galletti il 16 ottobre scorso, in audizione alla Camera presso la Commissione Ecomafie, ha sollecitato l’approvazione del Disegno di Legge 1345 sui reati ambientali. Coincidenza delle date: il 16 ottobre è stato il giorno in cui la Commissione Europea ha lanciato il “parere motivato”, nell’ambito della procedura d’infrazione contro l’Italia per la questione Ilva. Il 16 ottobre è anche il giorno in cui c’è stata la prima udienza preliminare per il Processo Ilva “Ambiente Svenduto”.

Il Ministro ha affermato che il Ddl è da approvare immediatamente, considerata la portata delle novità che esso comporta in materia di reati ambientali. Ma in realtà il testo approvato alla Camera e in discussione al Senato è molto pericoloso e desta numerose perplessità perché costituisce una vera e propria sanatoria per chi è o sarà accusato di aver commesso crimini ambientali.

In poche parole, il Ddl vuole sancire il danno ambientale definito come “alterazione irreversibile dell’ecosistema”, senza tuttavia specificare i concetti di “compromissione” e di “deterioramento” dell’ambiente stesso, lasciando così ampi margini d’interpretazione a chi dovrà giudicare reati gravi, come quelli ipotizzati a Taranto. 

giovedì 23 ottobre 2014

New York Times denuncia: manovre della Germania alle spalle dei Paesi Europei

La Germania voleva far fallire mezza Europa. Secondo alcuni documenti segreti che avrebbero dovuto restare tali per circa 30 anni Berlino durante la crisi della banche tra il 2012 e il 2013 avrebbe fatto pressioni per far fallire alcuni Paesi come Cipro, Spagna, Irlanda e Grecia. A pubblicare le carte riservate, dopo una fuga di notizie è stato il New York Times. I documenti riguardano alcuni dei verbali delle riunioni del board della Bce.
I verbali segreti – Secondo il materiale pubblicato dal New York Times, nei consulti tra il 2012 e il 2013 è esploso uno scontro sul salvataggio di Cipro con Germania, Francia e Olanda contrarie all’ipotesi di soccorrere la Laika, la banca popolare dell’isola in crisi.
Dopo la pubblicazione dei documenti la Bce ha provato a smentire il contenuto dei verbali. L’istituto ha precisato “in quel caso specifico ci fu pieno consenso in consilgio sulla necessità di chiedere alla Central Banck of Cyprus (CbC), assicurazioni che la banca era solvente, ciò che ci fu esplicitamente confermato dopo un intenso dialogo.

LO SLITTAMENTO DI DIECI GIORNI E' UN PRELIEVO FORZOSO DALLE PENSIONI

DI STEFANO ALI
ilcappellopensatore.it

Lo slittamento di 10 giorni nel pagamento delle pensioni è un vero e proprio prelievo forzoso.
Vi spiego perché sta facendo discutere la norma, inserita nella Legge finanziaria (che nessuno ha ancora letto per intero), che fa slittare dal giorno 1 al giorno 10 del mese il pagamento delle pensioni.
Si argomenta che tale norma mette in difficoltà i pensionati in quanto, ad esempio, gli affitti scadono nei primi 5 giorni del mese, periodo, quindi, in cui il pensionato non avrebbe ancora percepito la pensione. Giustissimo.



Si argomenta che il Governo, così, guadagna in valuta e commissioni a scapito dei pensionati. Verissimo (anche se guadagnano di più le banche).
Una cosa che sta sfuggendo, però, è che la misura si configura come vero e proprio prelievo forzoso. Vediamo perché.
In modo strutturale, viene alterata la periodicità senza la relativa compensazione di conguaglio (o, almeno, nella norma non pare essere prevista).

mercoledì 22 ottobre 2014

Il Mondo del Lavoro per un giorno senza bandiere, il 25 Ottobre tutti dobbiamo andare a Roma. E' la nostra ultima speranza

di Vincenzo Cirigliano

Lo sciopero organizzato dalla CGIL del 25 Ottobre 2014 non dev'essere visto come lo sciopero che riguarda solo una parte dei Lavoratori, ma l'ultima occasione che il mondo del lavoro ha per mettere al centro del dibattito politico la dignità dei lavoratori e il sacrosanto diritto delle nuove generazioni ad un futuro che apra le porte ad una vita che dia loro prospettive di crescita e non li renda schiavi del sistema. 



A scendere in piazza il 25 Ottobre dovrebbe essere tutto il mondo del lavoro, senza divisioni di bandiera e di Partito, e dovrebbe essere per i lavoratori l'occasione per dire a coloro che li rappresentano, e che magari in questo momento cercano di imporre soluzioni senza futuro, che  i lavoratori sanno perfettamente ciò che e buono o male per loro.

martedì 21 ottobre 2014

80 EURO DI BONUS BEBE' ALLE MAMME TOGLIENDONE 606 ALLE LORO FAMIGLIE

FONTE: SENZASOSTE.IT

Matteo Renzi è un noto venditore di pentolame di scarsa qualità e a caro prezzo. Ma finché la cosa resta tutto nel giro della circonvenzione di incapace, cioè nel suo partito, si può passare oltre. Come è accaduto per quelle elezioni finte che chiamano primarie lo scorso anno. Il punto è che tale Renzi continua a raccontare, a reti unificate, di fantasiose prebende oggi a questa domani all'altra categoria.



A parte il fatto che i diritti sono universali, valgono per tutti, e non un qualcosa che si eroga quando decide il Presidente del Consiglio (come per il bonus bebè), di mezzo c'è proprio la truffa. Infatti quando Renzi promette, davanti alle tv del suo alleato Berlusconi, che, bontà sua, darà 80 euro di bonus bebè, non dice che ad ogni famiglia ne taglierà 606. I conti li ha fatti un sito di trading e, come dire, basta la parola: anche chi investe in borsa si è accorto che Renzi tira fregature. Guardate questi conti per vedere cosa accade a una famiglia alla quale vengono erogati gli 80 euro per il figlio in arrivo. Famiglia che deve solo attendere dall'aumento, previsto nella bozza di finanziaria, di pane, pasta, latte.

Davanti alle telecamere di Barbara D'Urso è facile ingannare la gente, poi ci sono i conti veri.

domenica 19 ottobre 2014

La via d'uscita c'è e l'Europa non la vede

di Paul Krugman

Chiunque studi l'economia monetaria internazionale conosce bene la Legge di Dornbusch: «La crisi ci mette molto più tempo ad arrivare di quanto pensavate, e poi si svolge molto più in fretta di quanto avreste pensato» (lo disse in un'intervista, nel 1997, il compianto economista tedesco Rudi Dornbusch).
E con l'ultima crisi dell'euro è successo esattamente questo.
Fino a poco tempo fa gli austeriani che dettano la politica macroeconomica della zona euro andavano in giro tronfi a cantar vittoria per una modesta risalita della crescita. Poi l'inflazione è precipitata e l'economia dell'Eurozona ha cominciato a incepparsi, e tutti sono andati a riguardarsi i fondamentali e si sono resi conto che la situazione rimaneva molto seria. Anche nell'estate del 2012 la situazione sembrava grave, e Mario Draghi, il presidente della Bce, riuscì a evitare che il vecchio continente precipitasse nel baratro. E forse riuscirà a farlo di nuovo, ma adesso il compito appare molto più difficile.

Una Finanziaria Bugiarda e tendenziosa smontata pezzo per pezzo

DI LEONARDO MAZZEI

UN'ANALISI DETTAGLIATA DELLA FINANZIARIA RENZI-PADOAN. I numeri fantasiosi, i trucchi contabili e la dura realtà dei fatti.
E' noto come Mussolini usasse spostare di continuo i pochi ed inefficienti carri armati di cui disponeva per far credere a tutti, e ad Hitler in particolare, di avere un esercito ben più potente della misera realtà che la guerra dimostrerà ben presto.

Passano gli anni, l'Italia non è in guerra, ed al posto del fascista romagnolo c'è solo un fiorentino in odore di massoneria. E, tuttavia, certi vizi paiono davvero immortali. Al posto dei carri armati ci sono ora i miliardi di una manovra economica che ha la stessa credibilità dell'esercito mussoliniano.


Allora Hitler non si fece certo impressionare dal suo alleato italiano, tanto ambizioso quanto subordinato nei fatti. Vedremo ben presto quale sarà la risposta di Angela Merkel, ma il «cambiare verso» all'Europa è ormai soltanto un ricordo a cui nessuno più crede.
L'allievo ha superato il maestro
 

venerdì 17 ottobre 2014

Una manovra piena di Ipotesi e Previsioni

DI VALERIO LO MONACO
ilribelle.com

Come era facile immaginare, anche in occasione della presentazione della Legge di Stabilità, il governo Renzi ha impugnato il megafono per urlare e alzare la posta.
Il documento appena presentato è presente al momento su tutti i siti di informazione. Si tratta di un elenco di misure e di cifre che è impossibile da commentare a fondo, visto il carattere attuale di mero annuncio. Ma anche solo a prima vista, salta immediatamente all’occhio che si tratta di cifre tanto grandi dal rendere impossibile anche solo pensare a una loro reale applicazione.
A seguito: "Matteonomics. L’avventurosa legge di stabilità del governo Renzi" (senzasoste.it);


giovedì 16 ottobre 2014

Abbiamo i numeri per farcela,....ma senza Euro

DI MITT DOLCINO

Dunque l’Italia sarebbe al terzo posto tra i paesi più ricchi del mondo occidentale, ricchezza privata (fonte WSI):

”Si attesta a $142.000, in rialzo +9,6%. Primo posto Australia, secondo Belgio. I nomi degli altri paesi dietro di noi.

ROMA (WSI) – Nonostante la recessione che morde da cinque anni, l’Italia si conferma sul podio mondiale delle economie più ricche al mondo secondo la classifica dal Credit Suisse nella quinta edizione del Global Wealth Report. 

Lo studio mostra che la ricchezza media di ogni adulto in Italia si attesta a 142mila dollari a metà dell’anno in corso con un aumento del 9,6% rispetto ai dodici mesi precedenti.

Renzi : il segreto del Cazzaro

DI DANIELE BASCIU
econommt.com

Abbiamo Renzi che va avanti a ruota libera, con montagne di balle senza contraddittorio, forse perchè spesso i giornalisti non prendono la briga di leggere i documenti ufficiali del Governo, come il DEF.

Vedi Video
Ieri ha dichiarato che taglierà le tasse per 18 mld:
La più grande riduzione” mai vista in Italia.
Il segreto del cazzaro è la sicurezza quando si sparano le balle, contro ogni evidenza. Così per lui non è un problema la tabella del DEF da cui risulta che dal 2014 al 2015

mercoledì 15 ottobre 2014

POI NON DITEMI CHE NON HO TESO LA MANO A GRILLO

DI PAOLO BARNARD
paolobarnard.info

Referendum? Dopo un’eventuale uscita dall’Eurozona, caro Beppe, l’Italia si troverà come un giovane agnello che ha ringhiato ai lupi. Sarà sbranata viva dai Mercati e dalle Tecnocrazie di Bruxelles.
Ma ciò non accadrà se l’Italia si sarà dotata di una squadra di Macroeconomisti internazionali che spaccano un capello in due con uno sguardo. Gente che è stata alla FED USA, o 40 anni dentro Wall Street, e che ha lavorato coi giganti della storia dell’economia al MIT di Boston, a Oxford, a Cambridge, et. al.

Parlo della squadra del più grande esperto di operazioni monetarie statali del mondo, MA RIELABORATE PER L'INTERESSE PUBBLICO, il Dr. Warren Mosler. Sono pronti a essere in Italia a gestire con voi dall’oggi al domani:

martedì 14 ottobre 2014

“L’Italia chieda una ‘Bretton Woods’ per l’eurozona”

di Leonardo BecchettiRoberto CelliniPaolo PiniAlberto Zazzaro

La decisione dell’attuale Presidente francese Francois Hollande di ignorare i vincoli di bilancio europei annunciando di voler rimandare il ritorno del rapporto deficit/PIL sotto il 3% di due anni potrebbe mettere la parola fine al sistema dell’austerità europea fondato sul Fiscal Compact. 

La decisione della Francia non fa che sancire uno stato di crisi del sistema (e una violazione diffusa delle regole) che perdura da tempo. I paesi sopra il tre percento nella UE sono molti (oltre alla Francia, Spagna, Grecia, Portogallo, Croazia, Slovenia e persino la virtuosa Polonia) e la Germania da tempo viola il limite superiore del surplus di bilancia commerciale. 

Alcuni dei paesi in deficit, nonostante si siano sottomessi alla ricetta rigorista (anzi proprio a causa di essa) si trovano oggi con i conti pericolosamente fuori controllo e con un rapporto debito/PIL in forte crescita tendenziale. E’ questa la situazione di Grecia, Spagna, Portogallo ma anche dell’Italia. E la colpa non è soltanto quella dell’errore nelle ricette nazionali ed europee applicate, ma anche del fallimento da parte della BCE (nonostante i suoi meriti nel salvataggio dell’euro nella tempesta speculativa) dell’obiettivo di evitare la deflazione e garantire un’inflazione attorno al 2%. In generale è tutta la politica post-crisi finanziaria globale dell’UE che è fallita producendo un buco nella domanda aggregata (consumi più investimenti) l’arresto della crescita, la deflazione, l’approfondirsi degli squilibri tra Nord e Sud e, paradossalmente, un peggioramento della situazione del debito che rappresentava l’ossessione e la ragione della severità della terapia del rigore.

È INIZIATA LA GRANDE RIVOLTA DELLA LIRA

DI AMBROSE EVANS PRITCHARD

Il più grande partito unico nel parlamento italiano per numero di voti ha gettato il guanto di sfida, chiedendo un referendum sull’ euro per metter fine alla depressione e per salvare la democrazia - scrive Ambrose Evans-Pritchard.
Il dado è tratto in Italia. Il Movimento Cinque Stelle di Beppe Grillo ha lanciato una petizione per promuovere il ritiro dell’Italia dall'Unione Monetaria Europea e per il ripristino della sovranità economica. 


"Dobbiamo lasciare l'euro il più presto possibile", ha detto Grillo, parlando ad un raduno durante il fine settimana.
"Stasera stiamo lanciando un referendum consultivo. Raccoglieremo mezzo milione di firme in sei mesi - un milione di firme - e porteremo il nostro caso in parlamento, e questa volta, grazie ai nostri 150 parlamentari, dovranno parlare con noi ".
Da quando questo comico battagliero si è imposto sulla scena politica, le élite della zona euro avevano creduto che il partito non fosse, in fondo, euroscettico e comunque che non volesse seriamente ritornare alla lira.
Questa illusione è stata infranta. 

Un referendum in sé non sarebbe vincolante, ma una "legge di iniziativa popolare" lo sarebbe sicuramente. Per la prima volta, si è avviato in Italia un processo che imposterà un dibattito nazionale sulla unione monetaria - che potrà spingersi fino a un voto sulla adesione all'UEM - che non potrà essere facilmente controllato. 

lunedì 13 ottobre 2014

Tanto tuonò che... non successe niente: la resa della 'Sinistra' Pd

di Aldo Giannuli.

Una decina di giorni fa, in un pezzo ripreso dal blog di Grillo (perciò preso per un invito ufficiale del M5s), proponevo di mettere da parte i dissensi precedenti e concordare un'azione parlamentare e di piazza fra Sel, minoranza Pd, Fiom e M5s, magari in vista di unosciopero generale (che la Cgil si è ben guardata dal proclamare) per determinare la caduta del governo Renzi.
Reazioni del tutto negative: far cadere i Renzi sarebbe da irresponsabili, il M5s è inaffidabile e sui sindacati "La pensa come Renzi", i grillini sanno solo rompere tutto ecc.
E ciò si accompagnava a fieri propositi di battaglia contro l'abolizione dell'art 18 che, senza rompere niente e grazie all'opposizione "costruttiva" della sinistra Pd, avrebbe ottenuto il risultato sperato.

Per la verità, Cuperlo, che come si sa è un educatissimo signore triestino, se ne uscì con pacatissime dichiarazioni, che non promettevano alcuna battaglia e che, al massimo potevano suonare come blande esortazioni (del tipo: "Dai Matteo, non fare così con la Camusso che è tanto una simpatica ragazza. Dai non mi pare il caso."). 

Più decisi erano stati in Direzione, Bersani e soprattutto D'Alemache avevano fatto capire che non avrebbero votato la riforma dell'art. 18 e, nel caso, non sarebbero arretrati nemmeno di fronte alla minaccia dell'espulsione. E, infatti, qualche giorno dopo, "Il Foglio" riferì di cauti sondaggi di D'Alema sull'ipotesi di un suo partitino personale, magari una cosa sul modello del vecchio Pri.

domenica 12 ottobre 2014

Il tetro PD

di Anna Lami
Eccezion fatta per la timida e disordinata astensione/assenza di qualche senatore, la "sinistra" Pd ha votato compatta la fiducia al governo sul Jobs Act, giustamente definita dal M5S una delega in bianco sulla pelle dei lavoratori.
Nulla di nuovo sotto il sole: che i "dissidenti" del Pd, come rilevato in ultimo da Aldo Giannuli, non siano propriamente un esempio di coerenza battagliera, è risaputo. Che sia destinata ad essere asfaltata dalla corsa di Renzi (che non ha troppo tempo da perdere nell'esecuzione dei voleri della troika) è piuttosto probabile.
Per cercare un'ancora di salvezza i residui dello ieri del Pd, dell'ante Renzi, dimenandosi come pesciolini fuor d'acqua, tentano di aggrapparsi ai residui legami con la burocrazia Cgil, al punto di annunciare una loro partecipazione al corteo di Cgil e Fiom del prossimo 25 ottobre.
"In assenza di modifiche significative" sul Jobs Act "io ritengo che la manifestazione della Cgil del 25 ottobre sia utile e quindi andrò in piazza." Ha affermato l'equilibrista Stefano Fassina, puntualizzando che la manifestazione convocata "è contro il provvedimento in sè, non contro il governo."

venerdì 10 ottobre 2014

Lavoratori alla Gogna

DI STEFANO ALI
ilcappellopensatore.it

Lavoratori e compagni, prrrrr! Il Jobs Act ha ottenuto la prima fiducia al Senato (più di 20 questioni di fiducia poste dal Governo Renzi. Infranto ogni record). La costituzione è ormai un feticcio. Peggio dell'articolo 18. E il "Jobs Act" terminerà l'opera di distruzione del tessuto sociale.
Ieri è andato in scena un ulteriore passo verso lo strappo della Costituzione democratica. Con l’apposizione della questione di fiducia sulla Legge Delega per il cosiddetto “Jobs act”, si sono – in realtà – consumati due strappi. L’uno più lacerante dell’altro, entrambi gravissimi.



  1. Si è definitivamente sovvertita la separazione dei poteri prevista dalla Costituzione (niente più e niente meno che un colpo di Stato bianco);
  2. Si sono poste le solide basi per fare dell’Italia un Paese di mano d’opera. Di manovalanza a basso costo. Di schiavi, per dirla in breve.
Vediamo il perché del primo punto.

giovedì 9 ottobre 2014

Ieri Silvio e oggi Matteo, stesso film: colpire i lavoratori



Vale la pena di riguardare il video nel quale Matteo Renzi aggredisce il sindacato italiano. Il vero talento del nostro premier è riuscire a tradurre, in maniera brillante, in pseudo-linguaggio televisivo e pubblicitario lo pseudo-pensiero neoliberista e padronale sui diritti dei lavoratori. Lo spartito è sempre il medesimo: se “Marta, 28 anni” (ecco lo pseudo-linguaggio) non trova tutele per la sua maternità, è per colpa delle sue amiche dipendenti pubbliche (ed ecco lo pseudo-pensiero). Chi non ha garanzie e diritti può prendersela con chi ancora ne ha qualcuno, la disoccupazione è responsabilità del sindacato, e così via. È un messaggio volto a rinfocolare l’odio di tutti contro tutti, e che trova terreno fertile nelle menti devastate del grande pubblico televisivo. Sbaglia chi vede qualcosa di nuovo o repentino nell’atteggiamento di Renzi: egli ripete queste cose da quando è salito sul palcoscenico, qualche anno fa. La sua è una aggressività coerente, e per nulla inaspettata.

Tocci senatore Pd demolisce il Jobs Act di Renzi e del PD

Le critiche al Jobs Act di Renzi e alla sua manovra Sblocca Italia arrivano corpose dagli stessi esponenti del suo Partito. Ieri il Senatore Walter Tocci ha dichiarato che votava la Fiducia su questo provvedimento che assolutamente non condivideva, ma che subito dopo avrebbe dato le dimissioni da Senatore. Le critiche che il Movimento 5 Stelle ha sempre mosso a questo provvedimento, vengono confermate dagli stessi esponenti del PD, nonostante Renzi si affanni a dire che i Senatori 5 Stelle sanno fare in Senato solo Caciara. Queste azioni drastiche quali le dimissioni del Senatore Tocci danno il giusto peso all'enorme importanza contenuta nei provvedimenti che si andranno a prendere attuando la Delega sul Lavoro, e che in maniera rilevante incideranno sulla vita di ogni cittadino. Ascoltate attentamente le parole del Senatore Tocci che in TV sono state letteralmente censurate.

mercoledì 8 ottobre 2014

Brancaccio: “L’Ue è fallita"

Per l’economista Emiliano Brancaccio l’Europa, sposando l’austerity, ha intrapreso un sentiero insostenibile dove non ci sono più i presupposti politici per un reale cambiamento degli indirizzi politici ed economici. Per questo si deve attuare una discussione sull’uscita dalla moneta unica: “Il tema è complesso e va analizzato attentamente per sgombrare il campo dalle farneticazioni”.

intervista a Emiliano Brancaccio di Giacomo Russo Spena

“Proseguendo con le politiche di austerity l’eurozona è destinata a deflagrare.. L’economista Emiliano Brancaccio è un convinto europeista. Nel 2011 fu invitato a Parigi dal Partito socialista europeo a presentare lo ‘standard retributivo’, una proposta per interrompere la gara al ribasso tra i salari dei paesi membri dell’Unione. “Ma i tedeschi si opposero. Di quella, come di altre ipotesi di coordinamento europeo, anche le più blande, non se ne fece nulla. Anzi, da allora i conflitti tra paesi sono aumentati”. Di fronte alla dura realtà dei fatti, Brancaccio intravede la rottura del giocattolo Europa. Per questo, accantonando utopie e impossibili riformismi, si batte da tempo per una vera discussione sul destino della moneta unica: “Il tema è complesso e va analizzato attentamente, per sgombrare il campo dalle farneticazioni”.

Pochi giorni fa una Napoli blindata ha ospitato l’incontro della Bce. Si è deciso di continuare con la linea della “austerità espansiva”, ovvero con le politiche del rigore. Di questo passo sarà mai possibile una ripresa economica dei Paesi ora in maggiore difficoltà?

Il Tfr: ma come è generoso Renzi, con i soldi degli altri.

di Aldo Giannuli

Con il suo abituale garbo, Renzi ha annunciato che procederà "come un treno" sulla, questione del Tfr in busta paga. In teoria questo dovrebbe servire a rilanciare i consumi, sostenendo la domanda. Intenzione meritoria, ma stanno proprio così le cose? Stando a quel che si dice, i lavoratori che ne facciano richiesta, vedrebbero messi in busta paga circa 100 euro che, diversamente, dovrebbero essere accantonati per il Tfr. Facciamo due conti. 

In primo luogo, il lavoratore si troverebbe in busta paga non 100 euro (che andrebbero nella retribuzione lorda) ma la parte che residua dal prelievo fiscale e dai versamenti contributivi. Calcolando una retribuzione media, direi che dei 100 euro 33 andrebbero al fisco, una ventina per i versamenti contributivi e poco meno di 50 in busta paga reale. In secondo luogo, quei 100 euro (circa 1.300 all'anno) farebbero scattare la retribuzione di una parte dei lavoratori all'aliquota superiore, per cui, questo significherebbe un ulteriore taglio di circa l'8-9%. Altri ancora supererebbero la soglia oltre la quale perderebbero il famoso bonus degli 80 euro. 

martedì 7 ottobre 2014

Il Fmi vuole il sangue degli Italiani, e Renzi glielo darà



Salari più bassi, meno assistenza sanitaria, tagli alle pensioni. Il programma dei governi nazionali? Lo scrive la Troika, ed è stupefacente che qualcuno ancora ne dubiti, specie “a sinistra”. Così, ad ogni periodico report, sono i pilastri della stessa Troika a ricordarcelo: di recente è toccato al Fmi, che ha rivisto anche al ribasso le previsioni di crescita per l’Italia, ovvero di recessione: -0,1%, secondo l’istituto internazionale guidato da Christine Lagarde. Le previsioni per gli anni successivi (+1,1 nel 2015, + 1,3 nel 2016) «appartengono al “wishful thinking” più che alle stime scientifiche», secondo Claudio Conti, «perché è ormai chiaro che le variabili macro-globali sono fuori dal controllo di qualsiasi ente». Semplicemente, «nessuno sa come andrà: si incrociano le dita e si sparano “ricette” a seconda degli interessi che si rappresentano». Dato che il Fmi è una sorta di braccio armato del capitalismo finanziario multinazionale, con preponderanza anglo-statunitense, «se l’obiettivo è trasferire quote di ricchezza dalle popolazioni alla finanza multinazionale, ecco che i “consigli” del Fondo assumono toni granguignoleschi».


lunedì 6 ottobre 2014

Manipolazione dell'informazione per giustificare politiche contro il popolo

DI MARCO DELLA LUNA

Notoriamente, se un’affermazione, per quanto falsa, viene ripetuta decine di migliaia di volte soprattutto dalla tv, alla fine la gente la sentirà come vera.
I regimi inculcano così dogmi, insiemi di dogmi, costituenti un senso comune artificiale, utile alla gestione del corpo sociale, a far accettare alla gente come giustificate le operazioni che si compiono sulla sua testa, sulle sue tasche, sulla sua vita, sui suoi diritti. Ma anche sulla società come tale. Un senso comune che produce quindi consenso (legittimazione democratica) e ottemperanza popolare (compliance).

Chi osa uscire criticamente dal recinto dei dogmi e della dialettica consentita tra i paletti, viene etichettato come antagonista, estremista, antisociale, populista, eccetera, e viene delegittimato culturalmente, emarginato – finché i fatti e le realtà censurate non rompono l’incantesimo del sistema dogmatico.

Facciamo l’inventario, o l’inizio dell’inventario, di questi dogmi nel nostro sistema, sempre più scosso e incrinato dalla pressione  della realtà rimossa:
1)Dogma dei mercati efficienti: I mercati sono tendenzialmente liberi e trasparenti, prevengono o correggono inefficientemente le crisi e, realizzano l’ottimale distribuzione delle risorse e dei redditi, abbassano i prezzi e le tariffe; puniscono gli Stati inefficienti e spendaccioni mentre premiano quelli efficienti e virtuosi, perciò la regolazione della politica va ultimamente affidata ad essi.

domenica 5 ottobre 2014

Italia, se il debito mette in ginocchio un popolo si può anche non pagare

di Cesare Sacchetti

Che l'austerity fosse profondamente sbagliata sotto il profilo economico e desse risultati ancora peggiori nell'ammontare del debito pubblico è stato più volte ricordato e gli effetti nocivi li vediamo sotto i nostri occhi.
L'aspetto che va più messo in luce è quello di uno stato sovrano funzionante con specifici limiti alle sue obbligazioni, nella fattispecie debiti contratti con altri stati e/o compagnie private straniere. Tradotto: può uno Stato per ottemperare al pagamento di un debito negare sé stesso e rinunciare a tutti i servizi essenziali che ad esso sono connaturati e irrinunciabili, come la sanità, la sicurezza pubblica, la tutela dell'ambiente e le politiche occupazionali instaurando uno stato di anarchia?
A quanto pare no, e non è una velina sovranista a propugnare un tale concetto eversivo agli occhi di molti osservatori e dei valletti della finanza internazionale, ma la dottrina internazionale rappresentata in questo caso dalla ILC (International Law Commission) che nel relativo annuario del 1980 ci fornisce lumi su quel caso peculiare in cui uno Stato può invocare quello che viene definito uno "stato di necessità", ovvero quella particolare situazione in cui il debito contratto dallo Stato X nei confronti dello Stato Y possa non essere adempiuto se si dovessero verificare condizioni di impossibilità al pagamento dell'obbligazione e per le quali lo Stato X debitore se dovesse eseguire il pagamento, sarebbe costretto a privare i cittadini dei loro servizi fondamentali come l'istruzione, la sanità, la sicurezza pubblica, etc.

sabato 4 ottobre 2014

Divorzi dal Pd, o per la Cgil è finita

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In una intervista a “Il Manifesto”, Sergio Cofferati sottolinea la differenza tra la mobilitazione da lui guidata, con successo, nel 2002 contro il tentativo di Berlusconi di colpire l’articolo 18 e quella promossa oggi dalla Cgil. Allora si univano opposizione sociale e opposizione politica. Oggi, dice Cofferati, bisogna mobilitare il popolo del centrosinistra contro chi lo rappresenta al governo. È vero, ma così non si sottolinea solo una difficoltà ma una contraddizione. Il collateralismo tra Cgil e Pd è un dato di fatto, e che esso sia avvenuto soprattutto tra il gruppo dirigente sindacale e l’attuale minoranza di quel partito non cambia la sostanza. Anzi la aggrava, perché dà spazio al qualunquismo dipotere di Renzi e della sua banda. Quando l’attuale minoranza del Pd era maggioranza e sosteneva il governo Monti, la Cgil ha lasciato passare la più feroce controriforma delle pensioni d’Europa e la prima gravissima modifica dell’articolo 18. È stato infatti il governo dei tecnici, con il consenso di Cgil, Cisl e Uil, ad aprire la via alla sostituzione della “reintegra” con il risarcimento monetario nel caso di licenziamento ingiustificato.

Fanno tutto tranne che abbassare le tasse alle Imprese e favorire il credito, ...che è quello che servirebbe

Le bolle finanziarie obbediscono a una legge ferrea: più crescono e più si avvicina la loro fine. Così, annunciando misure per sostenere la bolla, Mario Draghi ne ha appena avvicinato lo scoppio. Le misure annunciate sono la riduzione del tasso Bce allo 0,05%, un “Quantitative Easing” (Qe) nella forma di acquisti di cartolarizzazioni (“Asset-Backed Securities”) e di “covered bonds” da parte della Bce a cominciare dal quarto trimestre. Poi un’altra ondata di Ltro, prestiti di fatto gratis alle banche. L’ultima misura è chiamata “funding for lending” e dovrebbe servire ad aumentare il credito al settore produttivo. «In realtà fallirà l’obiettivo», secondo “Movisol”, «come lo ha fallito il modello originale, applicato in Gran Bretagna». L’intento della Bce è descritto con franchezza in uno studio di 104 pagine pubblicato dallo stratega di Deutsche Bank, Jim Reid, l’11 settembre: il sistema finanziario, scrive Reid, è un’unica, gigantesca bolla, che deve essere continuamente pompata per non collassare.



«Negli ultimi due decenni, l’economia globale è passata da una bolla all’altra con eccessi che non sono mai stati pienamente rivelati. Invece, una politica aggressiva ha incoraggiato il rifinanziamento con nuove bolle. Ciò ha discutibilmente fatto del sistema finanziario moderno, così come lo conosciamo, una preoccupazione costante», si legge nel rapporto.