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domenica 31 agosto 2014

Con la crisi costruita su misura ecco dove vogliono arrivare: Renzi lei non sa niente di questo?

Mentre senza troppo clamore Stati Uniti e Commissione europea elaborano il futuro partenariato transatlantico sul commercio e gli investimenti (TTIP), è nel riserbo più assoluto che lavorano anche al Trattato sugli scambi nei servizi (TISA) che implica 50 paesi, fra i quali gli Stati Uniti, i paesi dell’Unione europea e la Svizzera, per un totale di circa il 68% degli scambi mondiali in materia di servizi.
Il sito Wikileaks ha pubblicato la bozza del trattato riguardante i servizi finanziari. Si tratta di abolire tutte le restrizioni che limitano ancora i colossi bancari e gli hedge funds.

Il clima di segreto assoluto appare già nelle prime righe dell’accordo sui servizi finanziari, dove si afferma che “l’accordo deve essere protetto da qualsiasi diffusione non autorizzata e deve rimanere protetto sottochiave o con accesso ristretto. Non potrà essere declassificato che cinque anni dopo l’entrata in vigore del TISA o, se non si giunge ad alcun accordo, cinque anni dopo la fine dei negoziati.”



L’accordo punta alla chiusura o alla privatizzazione di ogni forma di servizio assicurato dal settore pubblico, il che include la sanità, l’istruzione, i trasporti, servizi cruciali per i cittadini, che non andrebbero considerati come “mercanzia generatrice di profitti e facente parte della sfera del libero scambio.”

Ritratto di Premier con-gelato

di Marco Travaglio
da il Fatto Quotidiano 
Oltre ai suoi difetti, che non fa nulla per nascondere, Matteo Renzi ha mostrato finora almeno tre pregi: intelligenza, coraggio e abilità nella comunicazione. Venerdì, nella conferenza stampa sul consiglio dei ministri del Big Bang che doveva rivoluzionare l’Italia, il premier con gelato e congelato ha fatto di tutto per smentirli tutti e tre. Soltanto uno stupido può inscenare quegli spensierati sketch da cabaret o da villaggio vacanze mentre il Paese sprofonda sempre più in una crisi senza fine. Solo un pavido può rinviare a data da destinarsi misure urgenti come quelle – da lui stesso peraltro annunciate – sul disboscamento delle partecipate comunali, la prescrizione, il falso in bilancio, l’autoriciclaggio e la corruzione. Solo un pessimo comunicatore può offendere e provocare milioni di italiani che faticano a campare con battutine e sceneggiate da “tutto va ben madama la marchesa” e con bugie dalle gambe cortissime tipo gli annunci sull’alta velocità Messina-Palermo, la “cantierabilità” (ma come parla?) di opere pubbliche per 43 miliardi (che poi sono 3,8 e stanziati dai governi precedenti), il processo telematico (avviato 15 anni fa, quando lui era all’università) e il dimezzamento dei tempi e degli arretrati nella giustizia civile. Finché racconta palle su materie tecniche e poco verificabili, la gente magari ci casca un altro po’. Ma quando sostiene di aver creato 100mila posti di lavoro in due mesi, mentre l’occupazione continua a scendere a botte di 1000 disoccupati al giorno, c’è pure il caso che s’incazzino in tanti. Poi c’è la giustizia: dopo mesi di annunci, si sperava di vedere finalmente – oltre alle slide - qualche testo di legge. Ma era troppo pretendere: la tradizione orale continua.

sabato 30 agosto 2014

Renzi peggio di Berlusconi: anche l'acqua farà quotare in Borsa

di Marco Bersani 

Renzi peggio di Berlusconi. Se quest'ultimo, non più tardi di due mesi dalla straordinaria vittoria referendaria sull'acqua del giugno 2011, aveva provato a rimettere in campo l'obbligatorietà della privatizzazione dei servizi pubblici locali (bocciata l'anno successivo dalla Corte Costituzionale), Renzi con il "pacchetto 12" contenuto nello "Sblocca Italia" fa molto di più.
Questa volta non si parla "solo" di privatizzazione, bensì di obbligo alla quotazione in Borsa: entro un anno dall'entrata in vigore della legge, gli enti locali che gestiscono il trasporto pubblico locale o il servizio rifiuti dovranno collocare in Borsa o direttamente il 60%, oppure una quota ridotta, a patto che privatizzino la parte eccedente fino alla cessione del 49,9%.
Se non accetteranno il diktat, entro un anno dovranno mettere a gara la gestione dei servizi; se soccomberanno otterranno un prolungamento della concessione di ben 22 anni e 6 mesi!
Come già Berlusconi, anche Renzi si mette la foglia di fico di non nominare l'acqua fra i servizi da consegnare ai capitali finanziari; ma, a parte il fatto che il referendum non riguardava solo l'acqua, bensì tutti i servizi pubblici locali, è evidente l'effetto domino del provvedimento, sia sulle società multiutility che già oggi gestiscono più servizi (acqua compresa), sia su tutti gli enti locali che verrebbero inevitabilmente spinti a privatizzare tutto, anche per poter usufruire delle somme derivanti dalla cessione di quote, che il Governo pensa bene di sottrarre alle tenaglie del patto di stabilità.

E' da trent'anni che siamo in deflazione

di Giorgio Cremaschi


Ha molto contribuito al disastro economico attuale un falso storico e ideologico. Quando in Italia e in Germania alla fine degli anni 70 si adottarono le politiche liberiste e si definì come prioritaria la lotta alla inflazione, fu spesso usato il monito che essa era all’origine del fascismo e soprattutto del nazismo. Falso. L’ascesa del fascismo da noi con l’inflazione non c’entra nulla e con quella del nazismo ancora meno. L’iper inflazione degli anni 20 in Germania, usata come babau per giustificare tutto, persino lo statuto della Banca Centrale Europea, fu domata in pochi mesi dai governi di centrosinistra di quel paese e dal banchiere Schacht. Fu invece la disoccupazione di massa dopo la crisi del 29 a far crescere a dismisura il consenso ai nazisti, che fino ad allora era stato in percentuali bassissime. E quel consenso si alimentava del fatto che i governi democratici affrontavano la crisi con le politiche del rigore e dell’austerità, esattamente come oggi. Sulla base di questo falso storico le politiche deflazionistiche, che al massimo possono essere usate come emergenza per brevi periodi, sono diventate da più di trenta anni la politica economica ufficiale di tutti i paesi europei, Italia e Germania in testa.



venerdì 29 agosto 2014

Il potere d'acquisto delle famiglie a -13%: anche chi lavora è Povero


LA RILEVAZIONE DELL'ISTAT

Sempre più giù la fiducia dei consumatori italiani. Ad agosto l’indice calcolato dall’Istat diminuisce a 101,9 da 104,4 del mese precedente: il peggioramento, il terzo consecutivo, interessa tutte le diverse componenti e segue le diminuzioni rilevate a giugno e luglio. Il calo della fiducia deriva soprattutto dalla componente economica, che scende a 107,6 da 114,2, mentre quella riferita al quadro personale passa a 100,1 da 101,2. Gli indici riferiti al clima corrente e futuro diminuiscono, rispettivamente, a 101,5 da 104,0 e a 103,4 da 106,2. Riguardo alla situazione economica del Paese, i giudizi sulle condizioni attuali peggiorano: il saldo passa a -91 da -79; anche per le attese si rileva un peggioramento: il saldo passa a -7 da 6. Quanto alla disoccupazione si attendono aumenti: il saldo cresce, infatti, a 56 da 53.



Moneta sovrana per legge, in Costituzione

La Camera approva ogni anno i bilanci e il rendiconto consuntivo presentati dal Governo. Per il fabbisogno della Repubblica, lo Stato emette direttamente moneta legale in forma cartacea o metallica, senza contrarre debito e senza emissione di titoli di debito. Lo Stato non riconosce altra moneta legale che questa. L’emissione avviene attraverso un apposito istituto nazionale, detto Istituto per la Moneta e il Credito, nei tempi e nelle quantità stabilite da una apposita commissione bicamerale paritetica permanente presieduta dal Ministro del Tesoro, il cui voto vale doppio in caso di parità. L’offerta monetaria primaria e i pubblici investimenti dovranno essere regolati e orientati all’incremento della produzione utile di beni e servizi secondo criteri di efficienza della spesa in funzione del risultato produttivo.
Dovranno tendere alla piena occupazione e all’attivazione del potenziale produttivo nazionale, avendo riguardo alla tutela del potere d’acquisto reale Marco Della Lunadei redditi e del risparmio, alla moderazione delle spinte inflazionistiche, nonché alla sostenibilità ecologica al perseguimento del costante ammodernamento scientifico e tecnologico. Il predetto istituto, sotto la direzione della predetta commissione bicamerale, vigila e regola l’attività bancaria e creditizia, assicurando l’adeguata disponibilità di mezzi monetari nel Paese e l’accesso al credito a condizioni eque e sostenibili da parte dei soggetti economici, nonché contrastando la formazione di monopoli e cartelli. A tali fini, possono essere istituite banche di credito di capitale pubblico e di diritto pubblico.
I soggetti abilitati all’esercizio del credito e alla raccolta del risparmio non possono esercitare in proprio, nemmeno attraverso altre imprese o attraverso persone fisiche o giuridiche, attività di speculazione finanziaria o di arbitraggio o trading. I depositi bancari, salva diversa pattuizione, avranno la natura giuridica di depositi regolari. L’esercizio provvisorio del bilancio non può essere concesso se non per legge e per periodi non superiori complessivamente a quattro mesi. Con la legge di approvazione del bilancio non si possono stabilire nuovi tributi e nuove spese. Ogni altra legge che importi nuove e maggiori spese deve indicare i mezzi per farvi fronte.
(Marco Della Luna, estratto dalla “Proposta di Costituzione 2014” – Art. 81 Sovranità monetaria e assicurazione della liquidità necessaria al Paese – presentata sul blog di Della Luna il 3 agosto 2014).

giovedì 28 agosto 2014

Renzi nel vicolo cieco del contro-riformismo europeo

di Lelio Demichelis


Premessa: qui non diremo nulla di nuovo rispetto a ciò che da anni e criticamente scriviamo sull’Europa, il neoliberismo, Angela Merkel, Barroso, Monti-Letta e Renzi. Ma, come sostenevano gli antichi: repetita iuvant. E magari Matteo Renzi e il Pd forse si accorgeranno dell’errore in cui ostinatamente e coattivamente si stanno (e ci stanno) incaprettando, uccidendo società, democrazia, diritti e benessere. Ripetendogli ancora una volta che stanno sbagliando (non siamo soli o in pochi come ieri, ormai è un coro), magari proveranno a rimediare, perché:errare è umano, ma perseverare nell’errore... E poi come dicevano sempre gliantichi, la speranza è l’ultima a morire. Che è poi il nostro ottimismo della volontà oltre che della nostra ragione illuministica – quella che vorrebbe appunto rischiarare la realtà, portare la luce là dove continuano ad esserci pesantissime tenebre ideologiche (il neoliberismo, meglio: il capitalismo) o un pesantissimo sonno della ragione (appunto l’austerità, il fiscal compact, il neoliberismo in formato europeo), che ha prodotto il mostro che non poteva non produrre. 

Certo, la realtà non induce all’ottimismo. Le tenebre intellettuali e il sonno della ragione continuano senza una vera soluzione di continuità. Davanti a una situazione sociale drammatica – e frutto inevitabile delle politiche di austerità europee, del potere dei mercati e della subordinazione della politica ai mercati nonché delle politiche (delle anti-politiche) delle larghe intese – governo e parlamento dovrebbero essere (e sentirsi) mobilitati a tempo pieno per cercare delle soluzioni. Da trovare in fretta, perché la crisi morde nella carne viva delle persone da troppo tempo, in un paese spinto a forza (da Monti, da Letta, dall’Europa, da Napolitano e oggi da Renzi e da questo Pd) lungo un piano inclinato fatto di recessione, impoverimento crescente, disarticolazione sociale (perfino il ceto medio si sta liquefacendo, anche se qualcuno si ostina a dire che non è così), perdita di futuro, annichilimento morale e incapacità di reazione. E invece. 

Attentato alla Costituzione e diffusione deliberata di disoccupazione,allarme e grave sofferenza sociale

In tutta Europa, con le prime riforme della fine degli anni ‘70, il modello di sviluppo favorevole al lavoro e alla crescita, di stampo keynesiano, è stato sostituito con «un modello neomonetarista, diretto al trasferimento di redditi, ricchezza, diritti e potere politico dalla popolazione generale e dalle classi produttive alla élite finanziaria apolide», con un fine apertamente «antisociale e incompatibile coi principi costituzionali». Questo disegno, già ampiamente realizzato dall’Ue e dalla politica italiana, «è la radicale eversione del fondamento di legittimità dello Stato», sancito dalla Costituzione italiana, che fonda la Repubblica sul “lavoro”, sulla democraticità, sull’eguaglianza giuridica e sostanziale. Come documenta il giurista Luciano Barra Caracciolo, l’insieme delle riforme e dei trattati introdotti in esecuzione di questo piano è radicalmente anticostituzionale, oltre che «penalmente illecito», in quanto «attentato contro la Costituzione commesso con mezzi violenti», cioè il rischio provocato di default pubblico e la diffusione deliberata di «disoccupazione, allarme e grave sofferenza sociale».
“Il grande mutuo”, saggio di Antonino Galloni (Editori Riuniti) già nel 2007 preannunciava l’imminente esplosione di un’imponente crisi finanziaria e di Matteo Renziliquidità dopo l’inizio, anni prima, delle problematicità nell’economia reale. Quasi contemporaneamente, «in epoca di grandi promesse europeiste al pubblico», un altro saggio, “Basta con questa Italia”, firmato da Marco Della Luna (Arianna Editrice, 2008), anticipava che l’Italia, come sistema-paese, con le sue aziende pubbliche e private meno competitive di quelle straniere, sotto-capitalizzate, sotto-finanziate e strozzinate, vessate da fisco e pubblica amministrazione, incapaci di significativi avanzamenti tecnologici, sarebbe stata «rilevata dal capitale straniero, che la avrebbe riformata e gestita secondo i propri interessi, e certo non secondo quelli degli italiani». Esattamente questo sta avvenendo, scrive oggi Della Luna nel suo blog, grazie alla piena collaborazione tra la politica italiana, l’Ue e la Bce, «che hanno creato ad arte le condizioni affinché ciò avvenisse». Problema capitale: la grave carenza di liquidità, «che si pretende di combattere con misure fiscali e budgetarie che invece la aggravano, gettando il paese nelle mani del capitalismo imperialista appoggiato dalla Bce».

mercoledì 27 agosto 2014

Pedicini ( M5S ): " L'Europa ci chiede di puntare sulle Rinnovabili, l'Italia con una scelta infelice punta sul Petrolio "

Mentre l'Europa ci chiede di puntare sulle fonti di energia rinnovabile, il Governo italiano ancora punta sulle estrazioni petrolifere, con danni incalcolabili per l'ambiente e contravvenendo alle indicazioni della stessa Europa.
Sapete in quanti luoghi vogliono bucherellare il nostro paese?
Ai quesiti, sulle trivellazioni, posti al Ministro italiano dell'Ambiente Gian Luca Galletti, la risposta è stata questa:https://www.facebook.com/piernicolapedicini.m5sbasilicata/posts/340969149387880
Ascoltate bene le parole del Ministro: "la normativa europea in fatto di trivellazioni ... è una delle più restrittive in Europa", che significa????

Pritchard: " Renzi esci dall'Euro e salvi l'Italia...sei ancora in tempo "

Eugenio Scalfari, fondatore di “Repubblica” e leader dell’establishment pro-euro, propone a Renzi di sacrificare l’Italia (cioè gli italiani) per salvare la moneta unica? Il premier non gli dia retta e faccia esattamente il contrario: salvi l’Italia e lasci affondare l’euro. Come? Tornando alla lira, e di corsa, scrive il prestigioso giornalista economico inglese Ambrose Evans-Pritchard. In fondo, osserva, Renzi era ancora minorenne all’epoca del “peccato originale”, lo sciagurato Trattato di Maastricht. Finora ha sbagliato tutto: prima ha promesso di contrastare l’austerity Ue, poi si è sottomesso a Bruxelles confidando nei suoi cattivi consiglieri, che parlavano di ripresa imminente. Ora ci siamo: l’Italia sta crollando e il debito pubblico rischia di arrivare al 150% del Pil, con l’incubo di tagli miliardari in autunno o, peggio, l’arrivo della Troika. Renzi, dice Pritchard, è ancora in tempo: può salvare l’Italia, uscendo dall’euro. Possibile: perché i conti dell’Italia – quelli veri – sono meno peggio di quelli di tanti altri paesi, inclusi Francia, Gran Bretagna, Giappone, Olanda e Stati Uniti.

Renzi nemico dello Stato Sociale e dei Lavoratori.

di Sergio Bellavita 
Il quotidiano "la Repubblica" di oggi pone grande enfasi alle anticipazioni della ministra Stefania Giannini sul merito della tanta sbandierata "rivoluzione" Renziana della scuola. Non è ovviamente un caso che la ministra abbia scelto la platea di CL a Rimini per rivelare la logica di fondo del provvedimento di legge. Abbattere ogni steccato ideologico nel rapporto tra privato e pubblico e nel trattamento degli insegnanti. Non sono ancora noti i dettagli ma queste anticipazioni danno pienamente il senso dell'operazione.
Siamo di fronte al tentativo, in totale continuità con le politiche dei governi precedenti, di smantellare la scuola pubblica a favore di quella privata, arrivando anche qui alla riscrittura della Costituzione per detassare le rette versate alle scuole private e all'ingresso deglisponsor privati.
A ciò si aggiunge il tentativo di sottrarre il corpo docente alla contrattazione collettiva stabilendo una differenziazione economica legata al presunto merito e capacità del singolo o della singola, sarebbe a questo proposito molto interessante capire chi dovrà valutare, i presidi? Ne più ne meno di quello che le imprese private esercitano attraverso la pratica dei superminimi ad personam, e tutti sanno quanto la fedeltà al padrone e all'impresa sia il requisito principale per ottenerli.

martedì 26 agosto 2014

Prodotto Nazionale, da Lordo a Lordissimo

di Giuseppe Amari, 25 agosto 2014

Abbiamo appreso che anche l’Italia - con il consueto ritardo - si adeguerà all’Europa nel considerare nel computo del Prodotto Nazionale Lordo (PIL) le attività criminali come la corruzione e la prostituzione. Dopo aver inserito la stima dell’attività in nero (sommerso). Questa volta il “consueto ritardo” è stato accorciato dalle esigenze finanziarie dello Stato nel mantenere fede agli impegni presi in Europa: a cominciare dal famoso rapporto deficit / PIL del 3% e del rapporto indebitamento / PIL del 60%. Tanto che la presentazione del DEF (documento di economia e finanzia) è stato spostata ad ottobre a dopo il ricalcolo del PIL. Che ovviamente nulla cambia di per sé ai fini del benessere del cittadino, salvo un allentamento delle politiche recessive. 

Naturalmente, anche la scelta europea è stata dettata dalla ipocrisia tecnocratica di dare una maggiore elasticità al rispetto di quei parametri per non dover ammettere l’impraticabilità e l’inconsistenza scientifica degli stessi, come ormai assodato. Ma politicamente utili per pretendere riforme di stampo liberistico ed antipopolari imposte dai circoli finanziari e dai politici europei a loro subalterni, causa della stagnazione decennale e della recessione in tutta Europa. 

Oggi: “Democrazia” è ormai «una figura retorica», la pace è diventata «guerra perpetua», “globale” significa «imperiale». “Riforma”, «significa aggressione, perfino distruzione»

Geopolitica, massacri e guerre promosse dall’Occidente? «Si è realizzato nel modo più soffice il totalitarismo orwelliano, dietro l’illusione dell’“era dell’informazione” e del multiculturalismo». S’impone un’unica visione del mondo, e nessuno protesta: «Figure capaci di esprimere efficacemente un’alternativa radicale» mancano del tutto, oppure «sono sommerse dal frastuono» del mainstream, rileva John Pilger. A teatro, un’opera profetica come “1984” di Orwell viene liquidata come «un pezzo storico: remoto, innocuo, quasi rassicurante». Dunque, «come se Snowden non avesse rivelato niente, se il Grande Fratello non fosse ora una spia digitale, se lo stesso Orwell non avesse mai detto: “Per essere corrotti dal totalitarismo non occorre vivere in un paese totalitario”». Mentre le società avanzate vengono de-politicizzate, i cambiamenti sono sottili e spettacolari. «Nei discorsi di tutti i giorni il linguaggio politico viene capovolto, come profetizzato in “1984”».
Lessico reinterpretato: la parola “democrazia” è ormai «una figura retorica», la pace è diventata «guerraperpetua», “globale” significa «imperiale». E il Pablo Picassoconcetto di “riforma”, «un tempo foriero di speranze», nella neo-lingua del 2014 «significa aggressione, perfino distruzione», più o meno come “austerità”, che è «l’imposizione del capitalismo estremo ai poveri e il dono del socialismo ai ricchi: un sistema ingegnoso in cui la maggioranza paga il debito dei pochi». Nelle arti, scrive Pilger in un post ripreso da “Controinformazione”, l’ostilità verso la verità politica è un articolo di fede borghese, come dimostra l’“Observer” che se la prende col “periodo rosso” di Picasso. Suona strano, detto da «un giornale che ha promosso il bagno di sangue in Iraq presentandolo come una crociata liberale». Sicché, «l’opposizione di Picasso al fascismo durante tutta la sua vita è una nota a margine, così come il radicalismo di Orwell». Terry Eagleton, già professore di letteratura inglese all’università di Manchester, considerava che «per la prima volta negli ultimi 200 anni non c’è un eminente poeta, drammaturgo o romanziere britannico pronto a mettere in questione le fondamenta del modo di vita occidentale».

La nostra economia difettosa è progettata solo per i ricchi

Esistono diverse teorie economiche, ma ancor prima di ciò esistono classi sociali di cui gli economisti – ben lungi dall’essere scienziati apolitici – difendono gli interessi consolidati. E’ questa, purtroppo, l’evidenza che è emersa nel dibattito scatenato dal libro di Thomas Piketty “Capital in the Twenty-First Century”, nel quale si mettono in evidenza le ragioni e i pericoli delle disuguaglianze, le distorsioni conseguenti la crescita delle rendite e l’ingiustizia insita nell’ereditarietà del capitale. L’esempio migliore di questo bias classista lo fornisce Gregory Mankiw, noto economista conservatore ed autore di uno dei manuali di economia più diffusi. In un recente articolo per il “New York Times”, Mankiw ha cercato di demolire la tesi di Piketty: «Poiché il capitale è soggetto a rendimenti decrescenti, un aumento della sua offerta causa il fatto che ogni unità di capitale renda di meno. E poiché l’aumento del capitale aumenta la produttività del lavoro, i lavoratori godono di salari più alti».
«In altre parole, risparmiando invece di spendere, chi lascia una proprietà agli eredi causa una redistribuzione non intenzionale dei redditi da altri Gregory Mankiwproprietari di capitali verso i lavoratori. La morale della favola è che la ricchezza ereditata non è una minaccia economica. Coloro che hanno conseguito proventi straordinari naturalmente vogliono condividere la loro fortuna con i loro discendenti. Quelli di noi che non hanno la fortuna di nascere in una di queste famiglie ne beneficiano comunque, poiché la loro accumulazione di capitale aumenta la nostra produttività, i salari e il tenore di vita». E’ evidente però che non è questo che è accaduto negli ultimi decenni. Nonostante gli incrementi di produttività, i salari reali sono rimasti stagnanti. Il che significa semplicemente che la quota di ricchezza aggiuntiva prodotta è andata sempre più alle altre classi sociali e non ai lavoratori, in particolare a quell’1% contro il quale nacque il movimento “Occupy Wall Street”.

lunedì 25 agosto 2014

La crisi è roba da nulla: c'è di più, i robot ti ruberanno il lavoro! E dopo?


di Federico Pistono

INTERNET - Federico Pistono, classe 1985, è autore di successo internazionale su tematiche di scienza, tecnologia, comunità virtuali, intelligenza artificiale e cambiamento climatico. Laurea in Informatica presso l'Università degli Studi di Verona, e ha completato il corso online di Stanford su Machine Learning. Nel 2012 si è laureato presso Singularity University, NASA Ames Research Park, Silicon Valley, un programma speciale il cui scopo è risolvere i grandi problemi dell'umanità. Interviene regolarmente in occasione di eventi TEDx, scuole, e simposi in tutto il mondo. L'articolo che segue rilancia i temi del suo ultimo libro "I robot ti ruberanno il lavoro, ma va bene così: come sopravvivere al collasso economico ed essere felici", pubblicato in questi giorni e reperibile presso Feltrinelli e Amazon.

Spesso leggo nelle prime pagine dei giornali italiani che il PIL è in calo, che siamo ancora in recessione, che l'Italia è in crollo. Eppure escono dichiarazioni come quella del governatore di Bankitalia: "La produzione riprenderà entro fine anno. Ma tempi e modalità incerti" et similia. Il tono sembra suggerire che si tratti di una questione temporanea, frutto della crisi mondiale, della mala politica italiana, di uno stato che gambizza le aziende oneste e lascia impuniti gli evasori e i furbetti.
Certamente, se fossimo retti come i norvegesi molti dei problemi tipicamente nostrani non ci sarebbero. Ma se ci fosse un problema sottostante, molto più grave? Se alla base della crisi ci fosse un problema mondiale, strutturale, più profondo delle perversioni finanziarie, delle speculazioni e delle corruzioni, le quali hanno semplicemente esacerbato un problema che già esiste, ma che nessuno ha il coraggio di riconoscere?
La realtà è che state per diventare obsoleti. Credete di essere speciali, unici e insostituibili in tutto ciò che fate; ma vi sbagliate.

Industrie e banche agli stranieri, per Renzi va bene così

La vendita della Indesit a Whirpool è solo l’ultimo caso: si sta verificando nel silenzio generale la fine dell’Italia industriale, come predetto da Luciano Gallino. Il pericolo imminente è quello di cedere al capitale estero non solo le industrie ma anche le grandi banche, e di svendere completamente il risparmio italiano. A causa del declino verticale dell’industria e della sofferenza delle banche italiane, e a causa della colpevole inerzia governativa e dei pesanti vincoli europei, il capitalismo nazionale sta diventando un servile vassallo di quello internazionale. E l’Italia rischia così di precipitare definitivamente nel Terzo Mondo. Se l’“Economist” definisce “untangled” (sciolto, smembrato) il capitalismo italiano, sfugge il peso della svolta forzata di Mediobanca, che ha deciso di sciogliere gli accordi incrociati tra le maggiori aziende nazionali: da allora, secondo Enrico Grazzini, il capitalismo italiano si è votato a una sorta di suicidio irreversibile.
Al cosiddetto capitalismo di relazione, «cioè all’intreccio tra capitalismo (semifallito) delle grandi famiglie, capitalismo finanziario e capitalismo (quasi Indesitdismesso) di Stato, si è sostituito l’arrembaggio dell’industria e della finanza internazionale, con la benedizione del governo Renzi», scrive Grazzini su “Micromega”. Intervistato dal “Corriere della Sera”, il premier ha definito «un’operazione fantastica» la vendita dell’Indesit di Merloni alla concorrente Whirpool: «Ho parlato personalmente io con gli americani a Palazzo Chigi. Non si attraggono gli investimenti esteri riscoprendo una visione autarchica e superata del mondo. Noi vogliamo portare aziende da tutto il mondo a Taranto come a Termini Imerese. Il punto non è il passaporto, ma il piano industriale. Gli imprenditori stranieri sono i benvenuti in Italia se hanno soldi e idee per creare posti di lavoro». Così, commenta Grazzini, il liberista Renzi esulta di fronte al fatto che il capitalismo industriale italiano non è più competitivo e si sta smembrando a favore dei capitali stranieri.

domenica 24 agosto 2014

Qui spiegato il perchè l'Euro è destinato a fallire







L’Unione Monetaria è il risultato di un desiderio francese e di una concessione tedesca. Il desiderio francese era quello di guadagnare potere sul marco tedesco per mezzo di una Banca Centrale Europea aperta alla persuasione della politica; il desiderio tedesco era quello di ottenere un’unione politica europea. Da questo punto di vista, il Cancelliere Helmut Kohl mostrò di essere un romantico: è dalle immagini che i politici traggono inspirazione.

Politici, dall'Euro si esce con determinazione e decisione

DI ALBERTO BAGNAI
goofynomics.blogspot.it

Roberto Buffagni ha lasciato un nuovo commento sul tuo post "Debito estero e crescita: due obiettivi per due st...":
La minaccia di uscire dall'euro non è uno strumento di pressione adeguato per una trattativa volta a ottenere migliori condizioni all'interno del quadro UE, perchè è un ultimatum, che dunque si può usare una volta sola, e a cui si è costretti a dare corso in caso di risposta negativa.
L'uscita dall'euro fa saltare il quadro UE attuale, del quale l''euro è il principale strumento politico (l'archetipo di tutti i "piloti automatici" con i quali l'oligarchia UE governa).



L'uscita dall'euro, implicando (comunque sia gestita) la fine del sistema UE vigente, è dunque una rivendicazione antisistemica, che può essere soltanto imposta, non trattata in vista di un compromesso tra pari che condividono e vogliono preservare il medesimo quadro politico d'insieme.

L'analogia più calzante mi pare quella con il meccanismo della dissuasione nucleare "du faible au fort", studiata dal generale Gallois in vista dell'istituzione della force de frappe nucleare voluta da de Gaulle.

sabato 23 agosto 2014

EUROPA.RAI.IT: DACCI OGGI IL NOSTRO FÜHRER QUOTIDIANO...

DI ROSANNA SPADINI
comedonchisciotte.org

Se qualcuno avesse ancora qualche dubbio che questo è un regime, si guardi gli spot di propaganda Rai sul progetto Unione Europea, che allietano le nostre serate da alcuni tempi, quando le famiglie del "mulino bianco" (ormai decimate dalla crisi) si raccolgono intorno al desco domestico. Sono straordinari, edificanti, confortanti, degni di una perfetta dittatura neoliberista, che si serve delle potenti armi del marketing della comunicazione subliminale, per consolidare il proprio potere messo in seria crisi dall'urgenza delle proteste euroscettiche.


Una voce giovane,  suadente, afrodisiaca, ci illustra le virtù dell'Europa, seminando messaggi di propaganda eurista attraverso simboli junghiani molto evidenti, per chi ha un briciolo di buon senso in testa. Ma lo sciame inquieto degli spettatori della tv generalista si ciba di piatti rassicuranti in maniera bulimica, senza riflettere né meditare, tante sono le preoccupazioni ansiogene da sedare.

Un progetto spietato che ridurrà schiava e affamata il 90% della popolazione Italiana

di Alberto Burgio

Tagli al welfare. Si persegue quella che il mondo anglosassone da sempre considera l'essenza della democrazia moderna: una società di individui fondata sulla libertà d'impresa.
Afferma un celebre adagio che nella pervicacia si annida il demonio. Se è vero, le leadership europee sono prigioniere di potenze infere. Da sette anni infliggono ai propri paesi e alle loro economie una terapia nel segno dell'austerity che dovrebbe debellare la crisi e rimettere in moto la crescita. Non solo questa cura non ha prodotto nessuno dei risultati attesi. Tutte le evidenze depongono in senso contrario, al punto che sempre più numerosi economisti mainstream si pronunciano a favore di politiche espansive. Ciò nonostante la musica non cambia, nemmeno ora che l'Istituto statistico nazionale della Germania federale ha reso noti i dati sul secondo semestre di quest'anno. Anzi, il mantra delle «riforme strutturali» imperversa più forte che mai.

Quattro anni sprecati, riducendo l'Italia sul lastrico

di Luciano Gallino

I governi Berlusconi, Monti, Letta, Renzi saranno ricordati come quelli che hanno dimostrato la maggiore incapacità nel governare l'economia in un periodo di crisi. I dati sono impietosi. Dal 2009 ad oggi il Pil è calato di dieci punti.
Qualcosa come 160 miliardi sottratti ogni anno all'economia.L'industria ha perso un quarto della sua capacità produttiva. La produzione di autovetture sul territorio nazionale è diminuita del 65 per cento. L'indicatore più scandaloso dello stato dell'economia, quello della disoccupazione, insieme con quelli relativi alla immensa diffusione del lavoro precario, ha raggiunto livelli mai visti. La scuola e l'università sono in condizioni vergognose.
Sei milioni di italiani vivono sotto la soglia della povertà assoluta, il che significa che non sono in grado di acquistare nemmeno i beni e i servizi di base necessari per una vita dignitosa. Il rapporto debito pubblico-Pil sta viaggiando verso il 140 per cento, visto che il primo ha superato i 2100 miliardi. Questo fa apparire i ministri che si rallegrano perché nel corso dell'anno saranno di sicuro trovati tre o quattro miliardi per ridurre il debito dei tristi buontemponi. Ultimo tocco per completare il quadro del disastro, l'Italia sarà l'unico Paese al mondo in cui la compagnia di bandiera ha i colori nazionali dipinti sulle ali, ma chi la comanda è un partner straniero.

venerdì 22 agosto 2014

La Basilicata spende oltre 4 milioni di euro per le feste estive

di Redazione Basilicata24

C'è una delibera, la 980 del 4 agosto 2014, con cui la Regione Basilicata ha stanziato 4.695.000,00 di fondi Fesr 2014-2020, più un contributo di 200mila euro all’Apt (Agenzia promozione turistica), per la “valorizzazione, fruizione e messa in rete a fini turistici del patrimonio immateriale, culturale, enogastronomico ed ambientale. Programma di sostegno alle iniziative di marketing territoriale e promozione turistica”. 
Di sagra in sagra, quest'anno in Basilicata sono stati accontentati tutti i 'palati'. "Ben 316- specifica Gianni Rosa, consigliere regionale di Fratelli d'Italia che spulciando la delibera del 4 agosto scorso si pone una serie di domande sulle modalità di selezione degli eventi a cui attribuire fondi e soprattutto sull'utilità di questa o quella sagra per far conoscere la Basilicata ai turisti.  
"Un “panel di esperti” ha deciso quali eventi andavano premiati con un contributo e quali no! - scrive Rosa in una nota stampa-Quali siano i criteri che hanno portato alla composizione della lista non è dato sapere. Perché se da un lato si legge che, in Basilicata si organizzano eventi che sono in grado di catalizzare l’attenzione “per risonanza a livello nazionale anche sui mass media, ....”, dall’altro, si parla di “iniziative a valenza turistica che ... assumono una dimensione locale e registrano interesse tra visitatori ed escursionisti di prossimità”. Insomma non si capisce se si devono finanziare eventi che hanno portata nazionale o che attraggono solo turisti delle aree limitrofe. 4.695.000,00 euro e non si sa come sono state scelte le iniziative da finanziarie". 

Cambiare verso, ma per il Popolo,non per le Lobby di Potere

Fino a ieri, la propaganda avanzava a colpi di frasi fatte: ce lo chiede l’Europa, siamo all’ultima spiaggia, ci metto la faccia. Ora siamo all’incubo, denominato “Patto del Nazareno”. Niente più democrazia, ma «filibustering, tagliole, ghigliottine e canguri». Il problema, avverte Umberto Baldocchi, si pone direttamente agli italiani più che ai partiti:  «Ma è davvero possibile costruire un sincero e duraturo compromesso costituzionale? Ed è sensato cercarlo?». Incubo, perché «alcune condizioni extracostituzionali vengono poste ex ante e legate ad accordi segreti tra due sole delle parti in gioco». Qualcuno è evidentemente “più uguale” degli altri, come nel mondo di Orwell, per giunta in un tema come quello della revisione costituzionale. «Questo è un incubo e un diktat». Il compromesso del “do ut des”, sosteneva Luigi Einaudi, «non è indice di tollerante adattamento parziale alle idee opposte», ma solo di «puro calcolo partigiano egoistico». Nient’altro che «falso compromesso», il quale «trasforma i codici in antologie di norme arlecchinesche e dà il governo in mano a faccendieri intriganti».
Il vero compromesso, per Einaudi, è invece «avvicinamento tra gli estremi, superamento degli opposti in una unità superiore». Lo ricorda Baldocchi in Luigi Einaudiun intervento sul blog di Aldo Giannuli, rievocando il lontano 1945, quando l’Italia doveva “cambiare verso” dopo la disastrosa avventura fascista. Allora c’erano partiti schierati in campi ideologici opposti. Agli italiani, «diseducati dalla dittatura», il futuro presidente liberale spiegava cos’è un dignitoso compromesso in politica. Cioè non un semplice gioco delle parti, uno scambio mercantile. Nel “Porcellum”, ad esempio, «una parte riesce a buggerare l’altra», mentre «in un vero compromesso ognuno dovrebbe ottenere qualcosa e cedere in cambio qualcos’altro: ad esempio il Senato non elettivo in cambio delle preferenze o viceversa». L’Italicum, cioè un “Porcellum” depurato da imbrogli e da insidie sarebbe dunque un buon compromesso? «Niente affatto, direbbe Einaudi. E qui è appunto la misura dell’aberrazione in cui siamo caduti, che ci fa prigionieri dell’incubo».

Sbagliano i rimedi, sbagliano le previsioni e dopo il disastro hanno il coraggio di dire: "... ci siamo tutti sbagliati! "

DI MAURIZIO BLONDET
effedieffe.com

Grande il Ministro Pier Carlo Padoan: «Ci siamo tutti sbagliati. Intendo organizzazioni internazionali, Governi e via di seguito. Tutti prevedevamo una crescita maggiore per quest’anno nella zona euro e nessuno fino ad ora ci ha visto giusto».

È recidivo: il 12 febbraio scorso, quando era ancora l’economista-capo dell’OCSE (l’organizzazione dei Paesi più industrializzati, grande ente sovrannazionale di imposizione delle politiche economiche), ammise candidamente che l’OCSE – cioè lui – avevano sbagliato totalmente le proiezioni, e per conseguenza avevano imposta all’Europa in recessione una cura che aveva aggravato la malattia. E ciò dal 2008 ad oggi.


Questa cura era l’austerità, di cui Padoan («uomo di sinistra», dalemiano) è stato sostenitore dalla prima ora, non a caso proveniva dal Fondo Monetario. Ha fatto l’ammissione in un rapporto sulla crisi dell’eurozona (1) definito «post mortem» (non manca di umorismo macabro): «Il ripetuto aggravarsi della crisi del debito sovrano dell’area euro ci ha preso di sorpresa, per via del contraccolpo più forte di quanto ci si aspettava tra la debolezza bancaria e sovrana», disse.

Il Nobel Krugman: PERCHE' COMBATTIAMO GUERRE

DI PAUL KRUGMAN
nytimes.com

E’ passato un secolo dall’inizio della Prima Guerra Mondiale, che in molti a quell’epoca definirono come “la guerra che avrebbe posto termine a tutte le guerre”. Sfortunatamente, le guerre continuano puntualmente. E con i titoli dei giornali sull’Ucraina che fanno ogni giorno più paura, sembra il momento di chiedersi perché.
Un tempo le guerre si combattevano per il gusto di farlo e per profitto; quando Roma invase l’Asia Minore e la Spagna conquistò il Perù, l’obbiettivo era esclusivamente l’oro e l’argento. Un genere di ragioni che prosegue tuttora. Nella autorevole ricerca sponsorizzata dalla World Bank, l’economista di Oxford Paul Collier ha dimostrato che il miglior segnale premonitore delle guerre civili, tuttora assolutamente comuni nei paesi poveri, è la disponibilità di risorse da saccheggiare come i diamanti.


Qualsiasi altra ragione che i ribelli citano per le loro iniziative appaiono principalmente come argomenti successivi. Nel mondo preindustriale, la guerra è stata ed ancora è più simile ad un contesto di cosche, su chi ottiene il controllo del malaffare piuttosto che su uno scontro di principi.

giovedì 21 agosto 2014

Il Pentagono ci spia, teme il dissenso in tutto il pianeta


«Fin dal 2008 le università americane hanno collaborato con il Pentagono per studiare le dinamiche dei movimenti sociali nel mondo», spiega Glen Ford, commentatore radiofonico americano, fondatore di “Black Agenda Report” e autore di “The Big Lie: An Analysis of U.S. Media Coverage of the Grenada Invasion”. Gli ultimi avvenimenti, il quadro internazionale, le scelte politiche e militari degli anni recenti lo hanno spinto ad un’analisi provocatoria e molto dura. «L’obiettivo degli studi sul terrorismo sta nell’individuare possibili vettori di resistenza, che vengono identificati e eradicati, come una malattia. Il cosiddetto “Minerva Initiative” considera l’intero pianeta come un territorio nemico». Ford spiega come il Dipartimento della Difesa americano consideri «sostenitore della violenzapolitica» chiunque «si opponga alla politica militare americana nel mondo, alle politiche repressive degli alleati americani, al sistema giudiziario americano improntato alla repressione razziale».
«Il Pentagono definisce questo nuovo campo della ricerca come “studi sul terrorismo” e ne spiega la finalità, cioè il rafforzamento di quella che viene Glen Fordchiamata “guerra al terrore”». Attraverso il “Minerva Initiative”, continua Ford, «i militari hanno commissionato alle università studi su come gestire le popolazioni insoddisfatte nel mondo, inclusi gli Stati Uniti, e quel progetto è stato l’oggetto di un articolo sul “Guardian” del dottor Nafeez Ahmed, accademico che studia questioni di sicurezza internazionale». Guerratotale contro il pianeta: «Il progetto Minerva ha pagato ricercatori della Cornel University per scoprire quando i movimenti sociali raggiungono una massa critica di persone, a quale livello divengono un pericolo per lo status quo. Nel linguaggio degli studi sul terrore, questi individui diventano contagiosi, come i vettori delle malattie. E neutralizzarli diventa lavoro per gli warfighters».

mercoledì 20 agosto 2014

Crisi pilotate, distruzione dei diritti e azione dei Popoli



DI GEORGIOS
comedonchisciotte.org

«Il proletariato deve sostenere qualunque borghesia, anche la peggiore, nella misura in cui lotti concretamente contro la “troika”». (1)
«Il proletariato deve operare, insieme con la borghesia, l'abbattimento del potere reazionario “troikano”, instaurando una dittatura democratica degli operai e dei contadini». (1)
«La parola d'ordine della difesa della patria è legittima e progressista in caso di guerra di liberazione nazionale». (2)
Queste tre frasi sono state scritte da uno che di rivoluzioni se ne intendeva. Infatti fu il maestro d'orchestra di una rivoluzione che cambiò il corso della storia di tutto il mondo: Vladimir Il'ič Ul'janov meglio noto come Vladimir Lenin.


Commercio mondiale: il Ttip e la lotta di classe al contrario

di Enrico Lobina.

Ttip sta per Transatlantic Trade and Investment Partnership, cioè per Partenariato Transatlantico sul commercio e gli investimenti. Si tratta di un trattato su libero scambio ed investimenti che Stati Uniti(Usa) ed Unione Europea (Ue) stanno negoziando. In segreto. Peccato che tocchi tutti gli aspetti della vita sociale, economica e culturale della nostra terra.

Tra gli anni novanta ed i duemila un vasto movimento (i "no-global") si opposero ai negoziati portati avanti dalla Omc (Organizzazione Mondiale del Mercato), che avevano come scopo di eliminare non solamente tariffe doganali, bensì la possibilità per piccoli Stati e lavoratori di difendersi dalla concorrenza selvaggia e dai voleri dellemultinazionali.
Grazie ad un vasto movimento di popolo (ricordate Genova 2001?), e ad una chiara azione dei Brics (Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica), spalleggiati dai paesi non-allineati, i negoziati fallirono. Gli Usa e la Ue ripiegarono su trattati bilaterali. Ora è venuto il momento del trattato tra i due giganti del neoliberismo, che dovrebbe essere concluso entro il 2015.
C'è poco tempo, e tutto è segreto! Alla faccia degli open data e dellatrasparenza, non si può sapere su cosa si sta trattando. Qualcosa trapela, ma non sia mai che l'opinione pubblica possa sapere cosa gli succederà. Il nocciolo del trattato non è la diminuzione delle tariffe, già quasi nulle, bensì l'eliminazione delle "barriere normative" che limitano profitti potenzialmente realizzabili dalle società transnazionali.

Via dall’euro e addio Troika, se solo avessimo un leader

«Come si sa, questo è un paese in cui le cose serie si decidono a ferragosto. Poi, al rientro, gli italiani trovano il piatto cotto in tavola». Fatti da parte, suggerisce Scalfari a Renzi, confermando l’allarme di De Bortoli sull’imminente arrivo della Troika, caldeggiato da Draghi. «E’ stato come se il travolgente successo alle europee, non solo non consacrasse la leadership di Renzi, ma quasi la indebolisse: arginato il M5S, Renzi non serve più», secondo Aldo Giannuli. «E il preannuncio del licenziamento è arrivato con la bacchettata di Draghi, che ha detto papale papale: “Caro Renzi, non mi incanti con la riforma del Senato, sono altre le riforme che devi fare” e, il sottinteso, neanche tanto dissimulato, era “altrimenti togliti di mezzo”». Renzi prima si è messo sull’attenti, poi ha tentato di dire che sulle riforme deciderà lui. «Povero illuso, non si rende conto di avere pochissime frecce al suo arco e di avere troppi avversari: gli americani lo detestano per le sue aperture a Putin, la Merkel non lo digerisce, la Buba gli darebbe fuoco, la finanza che sogna di avventarsi sul peculio berlusconiano non gli perdona il tentativo di salvare il Cavaliere, adesso ci si mette anche Draghi».
Renzi «pensava di affascinare l’Europa con la sua riforma del Senato», ma «non se l’è bevuta nessuno», scrive Giannuli nel suo blog. All’Ue, invece, Renzi«interessa la precarizzazione totale del lavoro in Italia, arraffare quel po’ che ancora ha un valore (Eni, Cdp, Telecom, forse qualche pezzetto di Finmeccanica) e che gli italiani si spremano sino all’ultima goccia di sangue, diano fondo ai risparmi e si vendano casa per pagare gli interessi sul debito pubblico e, se possibile, ne restituiscano una parte attraverso il Fiscal Compact». Tutto il resto sono solo chiacchiere. Problema: con l’economia in recessione, il debito esplode. E presto metterà fine alla bonaccia dello spread. Sul “Sole 24 Ore”, l’economista neoliberale Luigi Zingales scrive che «non saremo mai in grado di soddisfare il Fiscal Compact», e inoltre «la situazione del nostro debito pubblico è insostenibile, a meno di una significativa ripresa dell’inflazione», che è sempre stata il maggior alleato dei paesi debitori. «Ma questo – puntualizza Giannuli – presuppone la sovranità monetaria del debitore, cosa che l’euro ci ha tolto».